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	<title>Le Riflessioni del Manny &#187; Spettacolo</title>
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		<title>RoBBBin Cappuccio</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 22:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manny</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="robin" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/4a/Robin_Hood_Russel_Crowe.jpg" alt="" width="443" height="181" /></p>
<p>Ohhh che bello, mi mancava l&#8217;ennesimo remake del grandissimo eroe popolare inglese &#8220;Robin Hood&#8221;. Una storia che vanta ben dodici (!) film e tre serie televisive, per non parlare dei romanzi, fumetti e videogiochi ad essa dedicati.<br />
Questa volta a portare sul grande schermo il più famoso degli arceri è il grande Ridley Scott, regista autore di capolavori quali Blade Runner, Body of Lies ed il Gladiatore; e lo fà proprio con il protagonista di quest&#8217;ultimo nei panni &#8211; pesanti &#8211; di Robin Hood: Russel Crowe.<br />
Sinceramente mi aspettavo la solita storia da sempre propinataci per ogni lungometraggio dedicato a Robin, ma questa volta il buon Ridley ha deciso di voltare pagina e fare un passo indietro con la storia del mito.</p>
<p><span id="more-340"></span>Ecco quindi il prequel della storia che noi tutti conosciamo (quella della Disney, per intenderci) che, francamente, mi è piaciuta moltissimo e che riassumo velocemente.</p>
<blockquote><p>Il film tratta della vita di Robin Hood prima di divenire il nobile  ladro per cui è conosciuto. Nell’Inghilterra del XIII secolo Robin Hood, un arciere esperto ritorna dalla guerra in Terrasanta con l&#8217;esercito inglese, dopo la morte di Riccardo Cuor di Leone, torna con  tre compagni della crociata a Nottingham,  una città colpita dalla corruzione di uno sceriffo despota e dalle tasse ed è li che incontrerà la famosissima Lady Marian.</p></blockquote>
<p>A livello di interpretazioni devo fare i miei più sinceri complimenti a Cate Blanchett che interpreta la sopracitata Lady Marian; veramente convincente e bravissima come sempre (nonostante una certa somiglianza con Giovanna d&#8217;Arco :D).</p>
<p>Pollice inverso invece per il protagonista Russel Crowe, il quale, purtroppo, non riesce a togliersi dai panni del gladiatore e infilarsi nella calzamaglia di Robin Hood; la sua espressività ricorda vagamente quella di un mattone, difatti in quasi tutte le scene Russel viene sovrastato dai suoi colleghi che riescono a rubare puntualmente la scena.</p>
<p>Un film assolutamente godibile e divertente che vi farà rivivere per una buona oretta le avventure di Robin e della sua banda.</p>
<p>Voto: 7/10</p>


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		<title>Le Recensioni del Man.. oh, wait..</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 20:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manny</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="HP" src="http://www.danielradcliffe.eu/images/harry_potter_principe_mezzosangue_poster_02.jpe_copy.file" alt="" width="300" height="425" /></p>
<p>Mi piace Harry Potter, o meglio, mi piace la storia che la fantabilionaria J.K. Rowling ha tirato fuori, ho letto con piacere tutti i libri e, come tutti coloro che hanno letto i libri, guardo con piacere anche i film della serie.</p>
<p>Di &#8220;Harry Potter e il Principe Mezzo-Sangue&#8221; ne stavo per scrivere una recensione da postare qui sul blog, difatti avevo già scritto un paio di pagine quando mi sono imbattuto in <a href="http://www.close-up.it/spip.php?article5181" target="_blank">questa</a> recensione di Alessandro Izzi per close-up.it che, semplicemente, dice per filo e per segno tutto quello che volevo dire io, ma con termini molto più raffinati dei miei.</p>
<p>La riporto interamente, buona lettura!</p>
<p style="text-align: right;">di Alessandro Izzi</p>
<p>Una cattedrale gotica non può finire con un soffitto a cassettoni. È francamente risibile che le linee snelle dell’architettura tardo medioevale, con la loro tacita sfida alla gravità, con la loro voglia di toccare il cielo con un dito vadano ad urtare con la limpida geometria di una serie razionale di quadrati o di rettangoli stuccati di bianco. Il gotico non è solo la scoperta dell’altezza. È soprattutto la scoperta che oltre la luce ci sono ombre, ci sono anfratti che sfidano la legge divina e si pongono ad un passo dalla tentazione diabolica.</p>
<p>Continua dopo lo stop&#8230;</p>
<p><span id="more-230"></span></p>
<p><em>Harry Potter e il principe mezzosangue</em> è esattamente questo : una cattedrale che comincia a slanciarsi in archi e sesto acuto e poi va a sbattere con l’ingombrante presenza di un soffitto. È un film che ti promette mari e monti e poi si accontenta di una piscina al chiuso di un hotel a tre stelle senza che fuori piova o tiri vento. Non gli puoi negare una certa maestria, specialmente nel reparto delle maestranze con buoni effetti speciali, una fotografia sapientemente dickensiana ed una colonna sonora ben calzata nella maniera della serie, ma tutto si ferma al pregio della confezione.<br />
Il problema non è neanche tanto l’eccessiva fedeltà al monumentale romanzo della Rowling, ma nella mancanza di visione che lo appiattisce e lo rende inerte. Come quel gruppo di quadrati di marmi che sta lì, pesante, dove ti aspetteresti le campate irte degli archi a sfondare di buio il peso della pietra.</p>
<p><em>Harry Potter e il principe mezzosangue</em> è un film senza echi, senza riverberi, senza sfumature. La storia ti viene raccontata con precisa cognizione di causa, ma non c’è momento, nel racconto, che ti lasci il segno, che ti sfiori con un’emozione che non sia l’<em>ohhhh</em> beota della sorpresa degli effetti speciali. Silente muore in un amen, che neanche te ne accorgi. Cade giù dalla torre in un <em>ralenti</em> appena sussurrato e non fai in tempo ad inumidirti l’occhio che già il film ti proietta nel finale a pieno schermo e a piena luce. Il pianto della Fenice, nel libro capitolo di scolpito dolore, si ribalta nell’esatto contrario di un’apertura alla speranza, nel suggello di una cadenza perfetta ancora in maggiore laddove dovrebbe ansimare il minore. La scena della grotte quando Harry è costretto a far vuotare al povero Silente mille amari calici di acqua velenosa dura lo spazio di una trentina di secondi in montaggio durativo e non si porta addosso uno straccio che sia uno di illusione di calvario.</p>
<p>Solo trionfa un po’ di blando sesso. Ma le coppiette pomicianti tra le navate dei corridoi di Hogwarts stanno lì per mero dovere contrattuale. Sono goffi ed imbarazzanti non perché trasudano sesso, ma perché sono il sesso guardato con l’indulgenza del vecchio bacchettone che un po’ castiga ed un po’ rimpiange (non a caso è la McGranitt che ha l’ingrato compito di andare a ricacciare in camera questi baldi giovincelli che fanno il paio coi ragazzini in sala che pomiciano allo stesso ritmo).<br />
Non ti viene mai neanche la curiosità di chi possa essere questo principe mezzosangue che dà pure il titolo alla pellicola. Quando alla fine l’arcano è svelato, la soluzione arriva nell’indifferenza generale, tra persone che ancora si stanno chiedendo se devono già piangere la morte dell’amato preside della scuola di magia o se qualche altra cosa debba accadere nella girandola mortifera dei colpi di scena.<br />
<em>Harry Potter e il principe mezzosangue</em> è tra i film più imbarazzanti della serie. Si contende il ruolo di insuccesso garantito col primo e col quinto capitolo della saga : a tutt’ora i punti più bassi raggiungibili dallo scibile umano.<br />
E lo è perché tratta la componente umana come soprammobile la cui unica funzione è prender polvere nel buio. Yates non ama i suoi personaggi, li lascia andare in un racconto già dato che lui deve solo illustrare. E così anche le crisi esistenziali di Draco divengono materia da operetta in un gioco di caratteri bidimensionali che neanche la maggior maturità dell’interprete riesce a riscattare.<br />
Si perché <em>Harry Potter e il principe mezzosangue</em> è un film da banco dei pegni, dove tutto è già stato venduto e nessuno ha abbastanza soldi per ricomprarsi il romanzo e farlo diventare cinema.</p>
<p>Dispiace che neanche arrivati alla fine della serie (coll’ultimo capitolo in fase di ripresa) i produttori si siano accorti che per trasporre la creatura della Rowling su pellicola ci vuole un regista visionario e non un illustratore poco ispirato. Dispiace ancor di più quando si pensa che c’era pure stato un Cuaron che tre film fa aveva indicato una via che poi più nessuno avrebbe intrapreso.</p>
<p>Il successo di pubblico è garantito perché quando si parla di scuola superiore e di squilibri ormonali si smuove anche il più recidivo dei pirati informatici. Ma, citando Shakespeare è solo tanto rumore per nulla.</p>


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		<title>Le Recensioni del Manny &#8211; Uomini che Odiano le Donne</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 08:17:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="UCOLD" src="http://www.cinetv.info/wp-content/uploads/2009/05/uomini-che-odiano-le-donne1.jpg" alt="" width="300" height="428" />Sono un grandissimo fan della trilogia &#8220;Millennium&#8221; di Stieg Larsson, lo scrittore svedese è stato in grado di creare una trilogia contenente uno dei personaggi più belli di cui io abbia mai letto: Lisbeth Salander.<br />
Inizialmente erano previsti ben 10 volumi, ma purtroppo si sà, sono sempre i migliori ad andarsene prima e così è stato per Larsson che è morto d&#8217;infarto quando aveva soli 50 anni.<br />
Fece comunque in tempo a completare la trilogia che racconta le avventure di Mikael Blomkvist &#8211; giornalista economico donnaiolo &#8211; e Lisbeth Salander &#8211; ragazza scontrosa e difficile, di cui si conosce poco o nulla, ma che ha capacità al di fuori dell&#8217;ordinario.<br />
Il primo libro della trilogia,&#8221;Uomini che Odiano le Donne&#8221;, è stato in grado di vendere ben 8 milioni di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in 35 lingue diverse.<br />
Un best seller come questo non poteva di certo fare a meno di avere la sua trasposizione cinematografica che, per fortuna, è stata affidata ad una casa di produzione svedese e non ai soliti ragazzacci di Hollywood che, sicuramente, avrebbero messo degli attori totalmente inadatti ai difficili personaggi descritti da Larsson.<br />
Come dicevo, sono un grandissimo fan. Fui in grado di leggere i 3 libri in meno di 5 giorni, uno dietro l&#8217;altro. Non era facile, dunque, riuscire a soddisfarmi nella trasposizione cinematografica di &#8220;Uomini che Odiano le Donne&#8221;, anche perchè è risaputo: da un buon romanzo non esce mai un buon film.</p>
<p>Uomini che Odiano le Donne è l&#8217;eccezione che conferma la regola. (continua dopo la pausa)</p>
<p><span id="more-164"></span></p>
<p>Il film inizia proprio come il libro. Henrik Vanger, seduto sulla sua scrivania in mogano, riceve, come ogni anno, un pacco. Il pacco contiene un fiore secco incorniciato, uno dei tanti che ha ricevuto ogni anno il giorno della misteriosa scomparsa della sua nipote prediletta: Harriet Vanger.<br />
Un flash e la scena cambia, una figura magra e scura cammina in un sottopassaggio, la telecamera le gira intorno a lei e finalmente eccola, Lisbeth Salandare in carne, ossa e collare borchiato. Spettacolare. Riuscire a mettere su schermo un personaggio come Lisbeth è veramente difficilissimo, nel libro viene descritta come una ragazza fredda, irritabile, magrissima e bassa, del tutto lontana dalla femminilità. Per interpretare questo personaggio è stata scelta Noomi Rapace, attrice svedese al suo debutto al cinema.<br />
Devo ammettere che la scelta del regista è stata davvero buona, anche sé probabilmente, a causa della necessità nel rendere la storia adatta la cinema questa Lisbeth è diventata un pò troppo chiacchierona e accondiscendente nei confront di Mikael, ma alla fine dei giochi penso che l&#8217;interpretazione della Rapace metta daccordo tutti su come potrebbe essere una Lisbeth in carne ed ossa.</p>
<p>Anche la scelta di Mikael è stata appropriata, il viso di Michael Nyqvist ben si adatta alla descrizione del donnaiolo Mikael.<br />
Il film scorre bene, naturalmente ci sono state molte modifiche alla trama che faranno storcere il naso ai Larssoniani. I colpi di scenasi  susseguono anche se, alcune volte, ci sono evidenti buchi che lasciano in sospeso lo spettatore. Il film è, tutto sommato, piacevole ed avvincente.<br />
Sono rimasto deluso (come potevo non rimanere deluso d&#8217;altra parte) dai tanti tagli alla trama del libro e dal modo in cui il regista ha rimischiato le carte per rendere la storia adatta al cinematografo.</p>
<p>Ad esempio è totalmente eliminata dalla trama l&#8217;amante di Mikael, Erika Berger. E anche il datore di lavoro di Lisbeth non viene mai menzionato. Ma d&#8217;altra parte il film non poteva davvero durare 8 ore.</p>
<p>Sono sicuro che le persone che non hanno letto il libro rimarranno assolutamente soddisfatte delle 2 ore e 35 minuti passate nel cinema e sicuramente compreranno i due libri rimanenti della trilogia Millennium pur di non attendere gli altri due film (già in post-produzione) e i lettori Larssoniani proveranno comunque piacere a seguire sul grande schermo le avventure della piccola, scontrosa Lisbeth.</p>
<p><strong><em>Voto finale: 6 e 1/2</em></strong></p>


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		<title>Leccaculo a ore 12</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 07:12:52 +0000</pubDate>
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<div style="text-align: auto;"><img title="Ventura" src="http://www.ilmanny.com/immarticoli/ventura2.jpg" alt="Va li, avrei fatto di meglio io con il kit dellallegro chirurgo" width="240" height="429" /></div>
<p><p class="wp-caption-text">Va li, avrei fatto di meglio io con il kit dell&#39;allegro chirurgo</p></div>
<p>Ma quanto può essere lecca culo la Ventura? Dio bono, ai tempi di Mai Dire Gol mi stava anche simpatica, ora non la posso vedere, sempre a leccare il culo ai propri ospiti e ad i signori dei &#8220;piani alti&#8221; e senza un minimo di dignità. </p>
<p>Ah, qualcuno le dica, che con tutti i soldi che ha avrebbe anche potuto farsi fare le tette da un chirurgo plastico invece che da un criceto.</p>


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